Motivo di genere nella tradizione oleografica europea d’età barocca, il “mercato” assume aspetti del vero o richiami esotici d’Oriente tra le cerchie artistiche nazionali del Secondo Ottocento. Soltanto nel Novecento, dopo i conflitti mondiali, diviene tematica pittorica autonoma, esercitata per frammenti quotidiani, indagati con descrizione particolareggiata e minuziosa, talvolta di latente denuncia sociale. Quando abbandona la connotazione ambientale e la puntuale ritualità, sfocia nella rappresentazione intima e corale di figure e di sentimenti nell’au-tenticità dell’osservazione.


E’ il caso di Paolo Viola che nei decenni coltiva la sua concezione pittorica per cicli, dapprima naturalistici, quindi psicologici, ora esisten-ziali, alla ricerca di una lettura espressiva della vita umana e della realtà.
Al di là del contesto attuale e drammatico della non pienamente superata pandemia virale, la riflessione creativa di Viola indugia sulle per-cezioni emozionali e sulle relazioni dell’umanità contemporanea nella società. La piazza, i giardini pubblici, vie urbane e periferiche diven-gono occasioni di ritrovata comunicazione, di scambio di opinioni e di interessi, luoghi ove solidarietà e collaborazione rivelano le proprie identità e la propria essenza.


Scene di affollate bancarelle, di merci, di fisionomie e di gestualità si susseguono con schietta freschezza espressiva, attingendo alla tradi-zione realistica della rappresentazione, ma rivitalizzandone segno e cromatismo nell’impegno compositivo.


Le sequenze dei dipinti ad olio su tela e su tavola si snodano in installazioni spaziali, architetture visive, già sperimentate negli anni con accenni figurali e consolidate nel 2016-2018 in orizzonti di natura e paesaggio. L’itinerario espositivo coinvolge ed include lo sguardo dell’osservatore, incuriosito dal vagare del bambino tra i cumuli di frutta succosa disposta sulle bancarelle, circondate da “Cassette con mele rosse” impilate.


La percezione visiva è ordinata per rilievi cromatici e presenze fisiche (“Il banco sotto l’ombrellone”; “La ragazza con la bici al banco della frut-ta”), lungo un’atmosfera intrisa di umori succosi e potenti contrasti (“Pesci rosa”; “Peperoni”). Polittici di vegetali e ortaggi compongono soste cromatiche, da cui riprendere il cammino tra nuove scoperte personali (“Anziano signore al banco della frutta”) e più raccolte meditazioni sul volgere del tempo (“Le tre età”).
Colore e luce, natura vegetale e figura come occasione di incontro e di riflessione.
Marida Faussone

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